Il Ju Jitsu

IL JU JITSU, L’ARTE CEDEVOLE

 

Il Ju Jitsu è un’arte marziale giapponese. Il suo nome deriva dalla traslitterazione occidentale jūjutsu (柔術) e significa letteralmente “arte” (jutsu) “cedevole”, “morbida” (jū).
Applicato dai guerrieri (bushi) del Giappone medievale e dagli intramontabili samurai, il Ju Jitsu consiste in una serie di tecniche che mirano alla distruzione fisica dell’avversario, sia egli armato o a mani nude.
Fra i meriti del Ju Jitsu, si ricorda la derivazione di diverse altre arti marziali, tra cui la sua variante brasiliana, il Brazilian Jiu Jitsu, e una più famosa arte marziale, il Judo.

Ai giorni nostri si possono riconoscere diverse forme di questa arte marziale: in linea di massima, ciascuna Nazione ha di volta in volta formulato un proprio stile, indicativo di diversi approcci di studio.
Tuttavia, ai fini di una descrizione più efficace, ci soffermeremo più sul Ju Jitsu agonistico, su cui si basano i corsi tenuti all’interno della palestra.

Innanzitutto il Ju Jitsu si pratica vestendo un Keikogi (o, più comunemente, un kimono), composto da giacca (Gi), pantaloni e cintura.
L’allenamento avviene in una palestra, su una superficie rialzata chiamata Tatami; il Tatami permette di attenuare le cadute dei praticanti (jutsuka). Una sessione di Ju Jitsu coinvolge tutte le sfere dell’esercizio fisico: riscaldamento, potenziamento, stretching, resistenza, velocità, riflessi, equilibrio. Grande importanza viene inoltre data alle cadute (ukemi), al combattimento in tutte le sue fasi, all’autodifesa.
In ogni caso, non si dimentichi mai che ciò che differenzia un qualsiasi sport di combattimento da un’arte marziale risiede nei profondi concetti di rispetto e onore, fondanti quest’ultima più che i primi.

Come in molte altre arti marziali, anche nel Ju Jitsu l’esperienza di un atleta ha un equivalente nel colore della cintura che porta. Così se il principiante sarà cintura bianca (VIII Kyu), l’esperto indosserà una cintura nera (I Dan).

Il Ju Jitsu agonistico si pratica in tre diverse modalità: fighting system, duo system e ne waza.

Il fighting system (combattimento) si sostanza in uno scontro fra due atleti, composto da una fase di calci e pugni (atemi, combattimento a distanza), una di proiezione (Nage) o di trascinamento a terra ed una di immobilizzazione dell’avversario al suolo (Osae Komi). Il passaggio da una fase all’altra può essere immediato e, nel limite di non commettere passività, è possibile muoversi da una fase all’altra senza problemi.
I due combattenti si distinguono per i diversi colori che assumono i loro guanti, para-tibie e cintura: vi sarà un atleta rosso ed un atleta blu.
Un incontro è controllato da tre arbitri e da una giuria, i punti sono assegnati all’uno o all’altro atleta a seconda che almeno due arbitri abbiano segnalato l’efficacia del colpo.

Il duo system consta in dimostrazioni di tecniche in coppia (sia questa femminile, maschile o mista), in risposta ad un attacco da uno dei due componenti. La competizione si articola in 4 fasi diverse (prese; avvolgimenti; calci e pugni; coltello e bastone) valutate in decimi da 5 arbitri.

Il ne waza (indicata come “lotta a terra” nel judo) è una tecnica di combattimento entrata recentemente a far parte delle specialità organizzate dalla JJIF (Ju Jitsu International Federation). Di fatto è il Brazilian Ju Jitsu, con combattimento che parte da in piedi per proseguire a terra, con una serie di blocchi, immobilizzazioni, leve e strangolamenti (generalmente chiamata grappling).

Rimane infine da precisare come questa pagina dia del Ju Jitsu una descrizione elementare, rimandando a futuri approfondimenti questioni più specifiche, da valutare con più ampio spettro ed accortezza.






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